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Tè, caffè, birra e cioccolato a rischio: quanto incide il clima impazzito sull’aumento dei prezzi

Il riscaldamento globale e i cambiamenti del clima causeranno rischi anche all'approvvigionamento alimentare, in un mondo che si appresta nel 2050 a raggiungere i 9,8 miliardi di abitanti. Con 3,4 miliardi di bocche in più da sfamare, la domanda di cibo aumenterà del 70% secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni...

Il riscaldamento globale e i cambiamenti del clima causeranno rischi anche all’approvvigionamento alimentare, in un mondo che si appresta nel 2050 a raggiungere i 9,8 miliardi di abitanti. Con 3,4 miliardi di bocche in più da sfamare, la domanda di cibo aumenterà del 70% secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Previsioni non certo rosee in un momento in cui gli scienziati si aspettano che il clima più caldo metterà a rischio intere colture facendo salire i prezzi alle stelle. Con il rischio di vedere sparire dalla tavola alcuni alimentati.

Negli ultimi tempi le notizie sull’avvicinarsi del doomsday (giorno del giudizio) di caffè e cioccolato sono rimbalzate un po’ su tutti i giornali. La questione, fattasi istantaneamente virale, si collega a un rapporto della National oceanic and atmospheric administration pubblicato nel 2016, che a sua volta citava una ricerca rilasciata dall’Intergovernmental panel on climate change del 2014. Lo studio metteva in guardia dagli effetti dell’incremento della temperatura globale di 2,1 gradi entro il 2050 sui principali paesi che producono cacao.

Secondo gli scienziati in molti casi i cambiamenti del clima ridurranno le regioni in cui queste colture saranno in grado di crescere. Di conseguenza, con una minore offerte i loro prezzi diventeranno proibitivi. Dopotutto quanti di noi sarebbero disposti a spendere 30 dollari per una tavoletta di cioccolato al supermercato?

Secondo un nuovo studio dell’Economic case for climate action, negli Stati Uniti nel prossimo decennio le perdite economiche causate dalle condizioni meteorologiche estreme combinate con i costi sanitari dell’inquinamento atmosferico cresceranno fino ad almeno 360 miliardi di dollari all’anno, cifre potenzialmente paralizzanti l’intera economia statunitense.

caffè (Pixabay)

I rischi del caffè
Scherzare con il termostato del pianeta, per quanto riguarda l’agricoltura, causerà un peggioramento della siccità e condizioni meteorologiche estreme, che significano calo drastico nella resa delle produzioni. Nei prossimi decenni non solo i rendimenti medi delle colture caleranno, ma la volatilità dei prezzi aumenterà in modo esponenziale. Entro il 2050 la produzione di mondiale di caffè potrebbe essere dimezzata.

Secondo un rapporto del Climate institute, a causa dell’innalzamento della temperatura e dell’andamento irregolare dei modelli meteorologici a breve alcuni paesi non saranno più in grado di proseguire la coltivazione del caffè. Nonostante non sia un alimento base in nessuna dieta, è un grande affare. All’ingrosso il suo valore di mercato si aggira intorno ai 100 miliardi dollari. Il caffè è coltivato in oltre 50 paesi ed è il secondo prodotto più scambiato al mondo dopo il petrolio. A livello globale ogni giorno ne vengono consumate più di 2,25 miliardi di tazze.

Cioccolato (Foto: World Bank/Flickr)

A corto di cioccolato
Come il caffè anche il cioccolato cresce meglio in determinate condizioni ambientali: terreno ricco, clima umido, zone ombreggiate. Secondo un recente studio del Centro internazionale per l’agricoltura tropicale l’aumento della temperatura entro il 2050 renderà le aree di produzione di cacao nell’Africa occidentale troppo calde per continuare a coltivare le preziose fave. Se non verranno prese misure preventive si prevede che i prezzi saliranno alle stelle già nel 2030.

In quattro decenni, la quantità di terra disponibile per la coltivazione del cacao è diminuita del 40%. Nei prossimi 40 anni, la temperatura in Ghana e Costa d’Avorio, dove viene coltivato il 70% di cacao, è destinata ad aumentare di 2 gradi. Questo renderà il clima locale troppo caldo e secco per gli alberi di cacao. Come se non bastasse, entro il 2020 la domanda mondiale di cacao supererà l’offerta di un milione di tonnellate.

Birra (foto: rez-art/iStock/Getty Images Plus)

Picchi di prezzo
C’è lo zampino del combinato disposto di surriscaldamento ambientale, aumento della richiesta e shock di produzione dietro i picchi dei prezzi su diversi alimenti. A settembre 2017 i ristoranti newyorkesi sono arrivati a pagare l’avocado fino a 100 dollari a cassa, anziché circa 68, a causa della forte domanda e a una carenza di forniture dal Messico e dalla California danneggiate da siccità e caldo estremo. Secondo uno recentissimo studio pubblicato su Nature Plants la siccità estrema e le ondate di caldo scatenate dai cambiamenti climatici potrebbero ridurre drasticamente i raccolti di orzo in tutto il mondo. Come conseguenza assisteremo a una carenza di birra a livello mondiale.

Stessa sorte per il , la seconda bevanda più popolare al mondo dopo, ovviamente, l’acqua. Le prime ricerche indicano che le regioni di coltivazione del tè potrebbero diminuire in alcune parti del mondo fino al 40-55% nei prossimi decenni e le qualità, in particolare per i tè di fascia alta, risentirne in modo sostanziale.

All’appello non manca neppure il vino, per il quale i paesi maggiori produttori di uve potrebbero perdere dal 25% al 73% in terra coltivabile entro il 2050. Del clima impazzito risentono anche mari e oceani, tramutati in una zuppa acida inospitale per molte specie di molluschi e crostacei. Nel Pacifico nord-occidentale, per esempio, l’industria delle ostriche ha già perso 110 milioni di dollari a causa dell’acqua più corrosiva.

A livello mondiale i cambiamenti climatici potrebbero ridurre il valore delle attività finanziarie di 2.500 miliardi di dollari, secondo le stime della London School of Economics. Negli scenari peggiori, spesso usati dalle autorità di regolamentazione per controllare la salute finanziaria delle aziende e delle economie, le perdite potrebbero salire a 24mila miliardi.

Vino (Foto: David Paul Morris/Getty Images)

Soluzioni in campo
Oltre 2,5 miliardi di persone oggi si guadagnano da vivere nel settore dell’agricoltura. Fra le possibili soluzioni vi è anche la sperimentazione di colture in grado di sopravvivere più a lungo senza acqua a temperature elevate. Mars Inc, produttore di M&m’s e Snickers, ha investito 1 miliardo di dollari per porre un freno ai cambiamenti climatici. L’obiettivo è quello di ridurre l’impronta di carbonio dell’azienda di oltre il 60 percento nei prossimi 40 anni. Parte dell’investimento sarà devoluto a un laboratorio presso l’edificio delle bioscienze dell’università di Berkeley, dove il direttore della sezione genomica vegetale Myeong-Je Cho intende sviluppare piantine di cacao più resistenti a climi instabili.

In sostanza il mondo ha bisogno di produrre più cibo riducendo il consumo di energia e produzione di gas serra. Intelligent gth solutions, agricoltura verticale, smart farms, manipolazioni genetiche rappresentano una parziale risposta al problema. Un rapporto storico sui cambiamenti climatici del gruppo di esperti scientifici delle Nazioni Unite pubblicato a ottobre dipinge un quadro inquietante sulle conseguenze immediate dei cambiamenti climatici i cui irreversibili effetti si manifesteranno molto prima di quanto previsto nel precedente studio realizzato in occasione dell’accordo sul clima di Parigi del 2015. Resta da vedere se in occasione della riunione annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà in Polonia a dicembre i paesi coinvolti – Stati Uniti esclusi – riusciranno a trovare un accordo sulle regole per l’attuazione dell’accordo di Parigi, che entrerà in vigore nel 2020.


Fonte: WIRED.it

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