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Meglio bere birra e poi vino o il contrario? È uguale, la sbornia è assicurata

Un gruppo di ricercatori inglesi e tedeschi hanno cercato di capire se cambiando l'ordine dei fattori, ovvero di birra e vino, cambia il risultato finale. La risposta è no, i postumi della sbornia sono gli stessi in tutti i casi

(foto: John Svoboda via Getty Images)

Birra e vino insieme, mix tollerabile o anticamera di una fastidioso post-sbornia? E ancora birra prima del vino o vino prima della birra? La cultura popolare indica che è sempre meglio salire di gradazione, piuttosto che scendere. Dunque sarebbe meglio bere prima birra e poi vino o altri alcolici, se si vuole evitare di sentirsi male a causa dei postumi della sbornia. Oggi un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università Witten/Herdecke in Germania ha approfondito l’argomento dal punto di vista fisiologico. I ricercatori hanno scoperto che cambiare l’ordine degli addendi, ovvero assumere birra prima del vino o viceversa, non cambia il risultato finale, che può essere una sbornia con postumi fastidiosi, come il vomito – ma quando si esagera si può avere un’intossicazione severa, potenzialmente fatale. I risultati dello studio sono pubblicati su The American Journal of Clinical Nutrition.

L’obiettivo dei ricercatori era capire se l’ordine in cui si consumano gli alcolici possa comportare un effetto differente sul nostro organismo, anche per aiutare chi incorre in una sbornia. I ricercatori hanno coinvolto 90 volontari fra i 19 e i 40 anni, divisi in tre gruppi. Il primo beveva due pinte e mezza di birra (poco più di un litro) e quattro bicchieri di vino. Il secondo gruppo assumeva la stessa quantità di alcolici ma in ordine inverso. Il terzo, infine, consumava alternativamente solo il vino o solo la birra. La settimana successiva l’indagine è stata poi ripetuta scambiando il primo gruppo col secondo, mentre i partecipanti assegnati al terzo gruppo bevevano l’alcolico non consumato la prima volta. Prima di andare a letto bevevano una quantità personalizzata di acqua refrigerata.

Subito dopo aver bevuto ai partecipanti è stato chiesto di valutare con un punteggio da 0 a 10 il loro livello di ubriachezza e sono stati tenuti sotto controllo medico durante la notte. Prima di andare a dormire tutti i partecipanti bevevano una quantità personalizzata di acqua refrigerata. Il giorno successivo, inoltre, dovevano stimare l’intensità dei postumi dell’ubriacatura con un punteggio da 0 a 56, secondo la scala Acute Hangover Scale, una nuova scala di misura, recentemente introdotta e riconosciuta come valida e affidabile a livello scientifico, per valutare i sintomi post-sbornia.

Stando ai risultati, nessuno dei tre gruppi ha mostrato sintomi particolarmente diversi uno dall’altro anche se le donne si sono sentite in media leggermente peggio degli uomini. “Non abbiamo trovato alcuna prova del fatto che bere birra prima del vino possa comportare un post-sbornia più leggero”, sottolinea Jöran Köchling dell’Università di Witten/Herdecke, primo autore dello studio. “La realtà è che bere troppo – di qualsiasi alcolico si tratti – aumenta il rischio di sentirsi male dopo”.

Gli autori, inoltre, hanno registrato anche informazioni personali e parametri di salute come età, sesso, peso corporeo, abitudine al consumo di alcol e ricorrenza di sintomi da sbornia, ed hanno svolto analisi del sangue e delle urine. Nessuno di questi elementi ha aiutato a prevedere quanto sarebbe stato intenso il malessere successivo alla bevuta. Al contrario, la percezione del livello di ubriachezza indicata dai partecipanti dopo aver bevuto e la presenza di vomito sono elementi collegati alla gravità dei sintomi del giorno successivo. “L’unico modo affidabile di prevedere l’intensità dello strascico della sbornia è fornita da quanto ci si sente ubriachi dopo la bevuta e se si sta male”, aggiunge Köchling. “Dovremmo prestare tutti attenzione a queste bandiere rosse quando beviamo”. Insomma, non c’è un modo di ridurre i danni, anche invertendo l’ordine degli alcolici, se non prestare attenzione a come ci si sente.


Fonte: WIRED.it

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